Cagliari super corsaro a Bergamo
Partenza che riporta ai fasti dello scudetto e dell’annata successiva. Pisacane imbriglia Sarri e un’Atalanta imprecisa e sciupona. In gol Mendy e Maldini, che in nottata avrebbe potuto fare molto meglio. Adesso testa alla trasferta di Udine
di Mario Frongia · Pubblicato il · Bergamo

Si va a dormire da quarti e ci si sveglia da quinti. In classifica. E non è un sogno. Il Cagliari ha inchiodato nell’anticipo di sabato l’Atalanta. Un 2-1 che non fa una grinza. Con Carnesecchi impegnato più di Caprile, centrocampo rossoblù cangiante nella manovra e nelle ripartenze: la verticalizzazione chiesta dal tecnico funziona. E oramai, dopo i successi con Parma e Lecce, e la sconfitta di misura con l’Inter, si può dire che si tratti del marchio di fabbrica. Capace di dare diverse soddisfazioni alla tifoseria che attende alla prova Mina e Kevin Carlos in condizione, per non parlare di Nzola ancora ai box. Per il resto, si consacra come pilastro difensivo Deiola, acquistano in personalità Winks e Romano, che ha scelto, anche su pressioni del ct Mancini, il passaporto italiano. Intanto, maturano Mendy, Rodriguez e Ze Pedro. Obert e Caprile sono le certezze. Insomma, il gruppo ha risposto presente anche alla New Balance Arena, luogo poco avvezzo a regalare punti. Per Sarri il lavoro non manca. Il Cagliari, che è passato grazie a un rigore per fallo di mano di Kolasinac - il terzino che con la Bosnia è andato ai Mondiali in Usa dopo aver battuto noi! - su incornata di Deiola, sa cosa deve fare nelle diverse fasi della stessa gara. Sa, soprattutto, cosa non fare. Ad esempio, la palla che va troppo dietro anche senza pressione avversaria, la mancanza di coraggio nel dialogo nella tonnara di metà campo, l’impiego sterile delle fasce. Se si riesce a stare alti come linea arretrata e a cercare l’imbucata centrale, un bel pezzo di partita la si può sempre portare a casa.
Smaltire la sbornia. Pisacane l’aveva detto alla vigilia: “Andiamo a Bergamo come se non ne avessimo vinto ancora neanche una”. I suoi l’hanno preso in parola: l’approccio, tra le note dolenti del passato, è quello di chi ha fame di campo, di palla, di punti. Bene. Ma adesso l’asticella sale. Sabato si va a Udine - i bianconeri vincevano 2-0 e l’Inter li hanno ribaltati 5-3 - e non sarà semplice. Altro orgoglio, altra voglia di tenere sempre al top la concentrazione, altro problema da affrontare e risolvere da squadra. Quindi, umiltà e compattezza. Per guardare la classifica ci sarà tempo. Ma non succedeva dal 1971: il Cagliari travolge l’Inter a San Siro: 3-1. Riva è immarcabile. Mazzola sussurra a Rombo e Cera: “Fermatevi, sennò da qui noi non ne usciamo!”. Quella squadra aveva lo scudetto, e la Sardegna, sul petto. Pochi giorni dopo Hof, un rude stopper austriaco, frattura il bomber: addio al bis scudetto e alla Coppa dei campioni. La storia siamo noi, canta Francesco De Gregori. Quella da cornice dei Quattro mori rimane indelebile.
Un’estate tribolata. Dal Gallo Belotti - preso a furor di popolo in concomitanza o quasi con l’apertura della campagna abbonamenti e poi mollato: ha firmato con il Modena, auguri! - all’incidente di Ferragosto in piscina di Trepy - in bocca al lupo! - all’orribile siparietto del caso Esposito - al primo gol con il Sassuolo, vittorioso sulla Juve: auguri anche a lui - che ha visto il procuratore Giuffredi smascherare urbi et orbi il teatrino ordito dalla presidenza, sino alla notte brava di Maldini. Ci sarebbe anche lo sfortunato Felici, al secondo crociato di fila. Ma queste sono cose di campo. Insomma, quasi tre mesi con un indigesto “contro-campionato”. Il tutto mentre si attende dal comune il tormentato via libera per lo stadio e si cerca di capire cosa facciano e come gli investitori americani del fondo speculativo. Tanti, troppi, perché. E a proposito di attesa, il sistema e il circuito sportivo tricolore aspetta gli esiti degli esami tossicologici fatti a Milano a Maldini. Il club e il calciatore, con il proprio avvocato, hanno diffuso quelli sostenuti in un laboratorio di Pirri: tutti, e per fortuna, negativi. Nella notte del successo sull’Atalanta il figlio e nipote d’arte pare non aver dato precedenza e ha investito un’altra auto alle 5 del mattino. Tasso alcolemico elevato, ritiro della patente e denuncia per guida in stato d’ebbrezza, stando ai rilievi della Polizia municipale. Si spera giungano dati che confermino la negatività registrata dai test effettuati a Cagliari. E magari, il tutto sia da lezione al giovanottone Daniel.
