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Il Cagliari sprofonda a Monza

Un 4-0 orribile, tecnico, tattico e agonistico, che deve suonare come sveglia. Al Brianteo dormita collettiva senza reazione. E sabato arriva il Bologna alla Domus. La certezza? Serve una punta da doppia cifra

di Mario Frongia · Pubblicato il

Il Cagliari sprofonda a Monza
una recente immagine di una gara del Cagliari

“Uno scempio!”. Non sono le parole rabbiose e amare di un tifoso deluso. Ma il commento a caldo di Fabio Pisacane dopo il 4-0 rifilato dal Monza al Cagliari. La batosta pone una serie di interrogativi dal di fuori. Figuriamoci per il tecnico che sinora, buonasorte o meno, aveva conquistato 13 punti - un terzo di quel che serve per stare in A! - in sei gare. Insomma, lo scempio, ancor più difficile da digerire se vissuto dall’alto della tribuna del Brianteo per la squalifica dell’allenatore campano, ripreso mentre scrive e parla al cellulare, offre alcune precise letture. La prima, con un Monza penultimo in classifica, imbarazzante, lento e prevedibile, che ha subìto la gestione dei rossoblù, altrettanto compassati ma con tecnica e idee più fresche. Tanto che Mendy e Nzola, e c’è stato anche un sinistro a giro di Romano, a pochi centimetri dall’incrocio della porta difesa da Tornqvist, avrebbero potuto sbloccarla. Ma hanno centrato i piedi del portiere. La seconda foto riguarda il resto: il Cagliari che controlla e gestisce, quasi con la certezza di poterla decidere a proprio piacimento, va sotto al 39’. Segna Kouadio, ex Fiorentina, su palla di Dani Mota. L’1-0 gela Winks e soci. Il gol nasce da un’incursione in cui tutti sono molli, mancano filtro, pressione e marcatura preventiva. Ma quel che si nota maggiormente, non si assiste a nessuna reazione.

La ripresa. Nel secondo tempo il Cagliari quasi non scende in campo. Ed è il tracollo. L’atteggiamento mentale, ma anche la postura, l’attenzione sulle seconde palle, la fame e la determinazione indispensabile se devi rimettere in discussione la partita, non si vede. Strano, molto strano. E grave. Anche perché se è vero che a Rodriguez (uno dei peggiori, specie su due gol) e compagnia può mancare la garra di Pisacane che abitualmente urla e salta sulla linea, non è accettabile vedere una squadra incepparsi dopo aver saputo mettere il pullman alla Juve e andare a vincere a Parma e Udine. Peggio, senza saper ritrovare il filo con un Monza per nulla trascendentale. Invece è andata così. Varela (doppietta) e Robinson l’hanno chiusa in venti minuti. Un poker servito, senza scordare due pali a Caprile battuto. Ci sarebbe da segnalare un colpo di testa su corner di Mina, Tornqvist para.

Il modulo. Pare quasi certo che sabato contro il Bologna di Palladino alla Domus, non si rivedranno le due punte (Nzola e Mendy). Pisacane ci ha provato, l’esito è stato a dir poco brutale. Intanto, per l’involuzione sulla sinistra di Maldini. Poi, ancora più sorprendente, per la pessima gara, in qualità e quantità nelle due fasi, di Adopo. E neanche Obert, Mina (forse il meno peggio), Romano e Winks hanno mostrato segni di riscossa. Insomma, c’è da incollare per bene il giocattolo. Con alcune osservazioni: intanto, sarebbe stato da sciocchi pensare al Cagliari con valori da quarta piazza. Va bene sognare, ma i piedi stanno per terra. “Abbiamo per obiettivo la salvezza!” rimarca spesso saggiamente Fabio Pisacane. Poi, con i giovani c’è da mettere in conto prove opache e cali di condizione e concentrazione. Il momento per aspettarli è proprio questo. Ma non va messa alla voce dettagli la pesatura di titolari e rincalzi. Deiola fuori, ad esempio. Per non dire di Fazzini, ai margini da quattro gare. E di Gagliardini, mai o quasi impiegato. Infine, una certezza: il Cagliari ha avuto per sei giornate la migliore difesa della A, 3 gol incassati, come la Roma. Ma ha anche conquistato i 13 punti con 6 reti: troppo poche per stare a galla, meno che mai per sopravvivere ai vertici. Inutile girarci attorno, a gennaio serve un centravanti da doppia cifra.