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Cagliari, quarta sconfitta di fila

La Lazio all’Olimpico vince 2-1. Proteste per il gol partita di Pinamonti. I rossoblù tornano nella parte destra della classifica. Adesso testa al Frosinone, ospite alla Domus

di Mario Frongia - Pubblicato il - Roma

Cagliari, quarta sconfitta di fila
Fabio Pisacane

Ancora una volta avanti per primi, ancora una volta ripresi. All’Olimpico, tra Roma e Lazio, non va. Zero punti e parliamo delle prime del campionato. Con la squadra di Ringhio Gattuso che non ha mai perso. Ma è proprio da questa partita che emerge una considerazione generale sulle prime dieci gare. La partita la dominano i biancoazzurri di casa: 73 per cento di possesso, il doppio dei tiri, totali e in porta, e dei cross, il triplo dei passaggi, precisi e globali. Ma è il Cagliari a passare in vantaggio con Nzola, su assist scaltro di Fadera in un ribaltamento di fronte. Diciamolo subito: i rossoblù hanno una manovra lenta, prevedibile e si appoggiano all’avversario. Poi, tanta dedizione, pullman in area, sacrificio collettivo e un filo di fortuna. Sistema di gioco? Non pervenuto e poco determinato. La palla va di nuovo troppo all’indietro e i rilanci di Caprile favoriscono quasi sempre gli avversari. Il Cagliari ribatte e aspetta gli spazi. Non ci sono esterni di gamba e qualità, Palestra sta correndo dove merita con la maglia del Chelsea. E davanti si reclama un bomber da doppia cifra: per cinque giornate si è gioito della miglior difesa in Europa ma si è nascosto il terzo peggior attacco della serie A! L’ultimo a graffiare sottoporta è stato Lapadula ed è tutto dire. Per cui, la forza sta nelle ripartenze. Ma non sempre è possibile. È andata così anche con la Lazio. Con Fadera, che ha impedito a Tavares di fare il bullo sulla fascia, che si è stirato. Da qui, la mossa di Pisacane con poco esito: dentro Kofler, neanche un’ora di serie A sulle gambe e Deiola arretrato. Mina? “Un giocatore come gli altri” ha detto il tecnico nel dopogara. Ma il colombiano non è lo stesso con “esperienza e carisma, ci dà qualcosa in più”, come ripetuto spesso dall’allenatore?

Calciatori in campo durante una partita del Cagliari, con gli spalti sullo sfondo
un Cagliari che mostra troppi limiti

Il casus belli. La Lazio, con un’azione da far vedere ai ragazzini delle scuole calcio, la pareggia: magia di Isaksen con Caprile di gesso. I padroni di casa spingono e accelerano. Ma i rischi dei rossoblù, che si difendono con ordine, raddoppiano e chiudono, sono limitati. Dalla tv ci si chiede quanto potrà durare. Tutto fila liscio. La Lazio non è la Roma, che ha soluzioni d’attacco filtranti, sfrutta spazio e tecnica in abbondanza, ha Malen. Ci provano Taylor e Isaksen. Gattuso urla, inserisce Pinamonti ed è la mossa giusta. Con l’arbitro Colombo, peraltro perfetto sino ad allora, che si lascia sfuggire una pallonata sul volto di Deiola. Però, poi la palla passa dalle parti di Obert che non la controlla, torna nei piedi dei padroni di casa, che la rigiocano e su cross, quando è trascorso quasi un minuto, Pedraza la rimette in mezzo di controbalzo e Pinamonti, tutto solo, segna il 2-1 di testa. Da regolamento Colombo avrebbe dovuto fermare il gioco. Ma pare non vedere o valuta non influente la botta presa da Deiola. E non si scorda, se si è onesti intellettualmente, quanti milioni di volte i calciatori si sono accasciati con le mani sul volto per perdere tempo e magari la palla li ha presi sulle spalle o di striscio. Il Cagliari sta pareggiando in casa della prima in classifica, al fischio finale mancano 7 minuti più recupero. Ci sta che la mancata decisione cambi il risultato. Ma da qui a invocare i forconi, ce ne vuole. Il campionato è lungo, sviste ce ne saranno, e ce ne sono state, da una parte e dall’altra. Piuttosto, in campo si deve avere sempre la testa giusta. Due minuti dopo il gol Obert prende il secondo giallo e viene espulso. Cagliari in dieci e quarta sconfitta di fila con dodici gol subiti e tre segnati. C’è poco da commentare. Meglio, c’è da archiviare il tutto in fretta. Per pensare al Frosinone di Alvini, atteso sabato alla Domus, vera rivelazione del torneo per gioco e propositività offensiva.

Cambi e qualità tecnica. Fabio Pisacane parte con Maldini - ma perché esce dopo un’ora, il solo, cinque reti all’attivo, ad avere un filo di imprevedibilità negli ultimi trenta metri? - e lascia fuori Mina. Si rivede Fazzini, che pur immolandosi nella marcatura di Frattesi, fa bene e sfiora anche il gol. Bentornato. Romano non incide e manca Winks e, con tutto il rispetto, pare si sia orfani di Antognoni. Morale? Il Cagliari dei 13 punti lascia le prime dieci. La media è esatta: tecnicamente e per valori, come rosa, si sta nel mezzo. Ma bisogna essere bravi nel saper difendere il tesoretto della partenza sprint. Che poi i tifosi legittimamente sognino è più che giusto. Sarà il campo a dare le risposte nel tempo. Con Pisacane - che per fortuna predica prudenza e insegue la salvezza - si può discutere sui cambi. Forse Sugawara, o Massolin, al posto di Fadera in copertura, avrebbero potuto dare altro. E Mina sui diciotto cross della Lazio si sarebbe fatto sentire, ancora meglio sul gol di Pinamonti. Anche l’ingresso di Liteta nella fase conclusiva del match lascia spazio a dubbi. Ma le considerazioni con il senno di poi non hanno mai dato punti. Però vanno fatte. Altrimenti, si gioca a cercare il capro espiatorio. Dura poco ma rimane un buon modo per aggirare la verità e la tifoseria.