Cagliari, punto pesante con la Juve
Il pareggio alla Domus, con Caprile Mvp, vale oro. La squadra risponde presente al dopo sosta per le Nazionali e sorprende in ripartenza i bianconeri, scialbi e prevedibili. Lunedì a Monza un altro step utile a crescere
di Mario Frongia · Pubblicato il

C’è un piccolo grande perché dietro quelli che potevano essere 3 punti e si sono ridotti a uno a poco meno di dieci minuti dalla fine. La Juve sarà, e a ben guardare lo è, lontana parente dalla squadra che inchiodava minuto dopo minuto gli avversari. Ma rimane, nonostante la mancanza di un centravanti d’area, avversario ostico. Capace di ribaltare e accelerare qualsiasi azione, anche quelle meno “costruite” occasionalmente dalla mediana in su. Ed è questa una delle ragioni che hanno premiato il Cagliari: difendere non troppo bassi, praticare marcature preventive e raddoppi nella trequarti, aspettare le sfuriate sugli esterni (Conceicao gran brutta bestia per Obert), e non temere i duelli individuali, con Kolo Muani e Nico Gonzales, ad esempio. Dunque, un gruppo operaio, concentrato, duttile. La Juve si è presa la palla (oltre il 70 per cento di possesso, 36 cross contro 4, nove angoli a uno, 22 tiri a 4, 843 passaggi contro 340!), ma ha concluso poco e male. Prevedibile, lenta, ripetitiva nel palleggio, incapace di sfondare. Quasi sempre ha trovato la ribattuta di Mina e soci o i guantoni di Caprile: non a caso il portierone si è portato a casa la statuetta di migliore in campo. Un punto prezioso, dunque.
Tra sorprese e conferme. Vedere Massolin - giovane da aspettare come Romano, messo sull’altare dai trombettieri di corte senza capire che deve avere il tempo tutto suo di sbagliare senza dover giocare a vent’anni come Lobotka, Kroos o Busquets a trenta - dal via è stato il colpo di Pisacane. Fazzini in panca contro la Juve ha lasciato in tanti perplessi. La risposta? A metà tra il più e il meno. Altrettanti dubbi ha dato l’inserimento nella ripresa di Deiola, reduce da neanche venti giorni dopo artroscopia meniscale. Recupero prodigioso per il sangavinese e solita garra dietro, al posto di Rodriguez ammonito. Comunque sia, il match si è sviluppato su uno spartito che ha ricordato quello dello scorso anno: Juve a girare palla e tirare, male. Cagliari a stringere i denti, ribattere, pronto a ripartire. Con Maldini, ottima sponda di Mendy, che ha infilato Vicario. A rimettere le cose in pari ci ha pensato Kolo Muani all’81’. Con la Domus a ingoiare amaro anche se l’1-1 ospite era nell’aria per il pressing accelerato degli ospiti con Spalletti furioso a bordo campo. Tra l’altro a fine gara, nel canonico abbraccio tra allenatori, il tecnico toscano ha accusato Pisacane di essere bravo anche a perdere tempo. Rosso per entrambi da Marcenaro. Spalletti ne ha avuto anche per Mina: “Fa scena, anche stavolta ci ha preso in giro!” la sintesi del rimbrotto. Il colombiano, che potrebbe limare alcune posture antisportive davvero irritanti, si è fatto trovare pronto: “Il mio calcio è questo, vado avanti così”. Contenti tutti o quasi.
Il termometro. Lunedì, nel posticipo della settima d’andata, trasferta a Monza per Winks e soci. Gara infida e non solo per l’avvio pessimo dei brianzoli, sconfitti 3-1 dalla Lazio. Il Cagliari con 13 punti in sei gare, mantiene l’alta quota con un quarto posto onorevole, imprevedibile alla vigilia, dietro Inter, Lazio e Roma. La difesa, tre reti incassate rimane tra le top in A e in Europa. Piange, e non poco, l’attacco: Maldini, quarta rete in sei gare, non basta. Tant’è. Quel che occorre - nelle nebbie societarie che vanno dalla questione cessione della squadra al Fondo speculativo alla vicenda dell’inquinamento e disastro ambientale della proprietaria, la Fluorsid, al rallenty del progetto stadio - è tenere la prua tecnica e comportamentale ben salda e al di fuori dalle beghe presidenziali. La partenza, che ha una similitudine con quella del tricolore 1969/70, rappresenta un terzo dei punti utile per stare mediamente in A. Pisacane ha bruciato le tappe, al suo fianco il vice Murelli fa il resto. Basta e avanza per tenere tranquilla, e far sognare, la tifoseria.
