Cagliari, ko a Roma
Nel 4-2 di Malen e soci anche qualche segnale di risveglio dopo la bambola con il Monza e la sconfitta casalinga con il Bologna. L’asticella sale e il ridimensionamento della squadra di Pisacane era da mettere nel conto. Adesso, sempre, all’Olimpico, la Lazio
di Mario Frongia - Pubblicato il - Roma

Sempre o quasi in partita, pur la pressione di qualità dei giallorossi, alcune note d’avvio che non passano inosservate: Maldini e Mendy in panca, Sugawara e Fadera in campo. Il turn over obbligato dalle tre gare in otto giorni, ma anche un bel po’ di pretattica unita alle ferite per i quattro gol di Monza e il ko interno con il Bologna, hanno messo fretta e preoccupazione a Fabio Pisacane. Ma non è bastato neanche il rientro di Mina, a tratti opaco sulle palle a terra giallorosse, per permettere al Cagliari di rimettere a posto le cose all’Olimpico. Eppure, Nzola aveva portato i rossoblù in vantaggio dal dischetto. Il ribaltone l’hanno firmato Lulli e Pisilli, i babies più apprezzati d’Italia. A seguire, una Roma tecnica, abile nel palleggio e nelle imbucate, attenta nel gestire le pericolose ripartenze di Fadera, capace di annebbiare Mancini. Roma applaudita dai cinquantamila. Ma troppo attenta nel guardarsi allo specchio. Senza Koné, con Malen, Wesley, Hermoso in panca e Dybala in tribuna, i padroni di casa hanno giocato al gatto con il topo. Con Gasperini infuriato a chiedere di mettere al sicuro il risultato. L’atteggiamento di Soulé e soci non è cambiato. Ed ecco puntuale e meritato il pari. Poi, in tre minuti, la batosta.
Partiamo dalle note positive. Quando a nove minuti dalla fine Maldini, quinto gol in stagione, ha segnato il 2-2, i tifosi hanno ripreso a sognare. Ma all’Olimpico è durata poco. In tre minuti Malen e Mora hanno firmato le reti e condannato Caprile, qualche miracolo ma dieci palloni alle spalle in tre partite. Da una delle migliori difese in Europa a squadra che eguaglia o fa peggio con formazioni delle serie inferiori. Il Bari, ad esempio. Guidato da un tecnico capace e galantuomo qual è Massimo Rastelli, autore a Cagliari di una vittoriosa risalita in A con i record di gol e vittorie esterne e di un undicesimo posto nella massima serie tuttora imbattuto negli ultimi quindici anni rossoblù, è secondo in serie C con appena 7 reti subite. Eppure, anche dalle parti del San Nicola l’ambiente, tra retrocessione, proprietà contestata, tifosi che disertano, una rosa da amalgamare, non va a mille. Calciatori top con il muso lungo. La sintesi? Le trombe di corte hanno osannato a dismisura la partenza boom con la difesa strabiliante. Ma hanno dimenticato un attacco asettico, tra i peggiori tre della A. Ma non solo. L’atteggiamento, migliorato di certo da quello mostrato a Monza, e a tratti alla Domus con il Bologna, va limato. Deiola ha messo carattere. Ma in A non basta. Romano, assente Winks, ha fatto il compitino. Meno brillanti Obert (autore dell’assist per il 2-2 di Maldini), Ze Pedro e Sugawara. In ripresa Adopo. Poco per impensierire, alla nona d’andata, la formazione che sta alle costole delle prime, Inter e Lazio. Insomma, la riflessione passa per quei tremendi ultimi nove minuti più recupero: può una squadra, ottenuto il pari, lasciarsi beffare e perdere senza fiatare? Sì, può. Ma la concentrazione in questi mini match dentro la partita, deve essere allenata meglio. La Roma ha meritato, ma si poteva pescare il jolly e chiuderla con un punto a testa. Ecco, la testa. Ma adesso, mentalità, coraggio e determinazione domenica alle 15 servono doppiamente con la Lazio. I numeri sono scoraggianti: la Lazio ha colto 25 punti su 27. Vince senza sosta da cinque gare. All’Olimpico, anche dando per scontato il timbro che Gattuso metterà ai suoi, ci sarà da soffrire. Ma si può farlo in diversi modi. I Quattro mori meritano rispetto.
