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Cagliari, crollo alla Domus

Il Bologna passa 2-0. Pericolosa involuzione del team di Pisacane: atteggiamento e consapevolezza da rivedere. Attacco a secco, difesa e mediana che balbettano. Adesso, doppia trasferta con Roma e Lazio

di Mario Frongia · Pubblicato il · Cagliari

Cagliari, crollo alla Domus
il calcio d'avvio di Cagliari-Bologna

Se hai 13 punti all’ottava d’andata, ti ritrovi con sei lunghezze sopra il terzultimo posto e non vivi di ambizioni fuori luogo, a dirla tutta, problemi veri non ne hai. Poi, la giochi male in casa. Per atteggiamento, determinazione e qualità. Perdi 2-0 con il Bologna con tre assenti pesanti (Orsolini, l’ex Piccoli e Holm), tiri quattro volte contro dieci, una volta nello specchio contro le cinque di Bernardeschi e compagnia. Ecco, forse puoi anche decidere di rammaricarti. Ma scopri che bisogna dare una rivisitata, serena e obiettiva, a quel che è accaduto nelle prime sei partite al Cagliari. La riflessione non è aiutata dai quattro gol presi a Monza, penultimo in classifica mentre i sono quarti dietro le big. Non aiuta neppure l’avere una delle migliori difese d’Europa, in Italia alla pari con la Roma. Soprattutto, se al Brianteo hai incassato il poker, ovvero una rete in più in 95’ delle tre prese nelle prime sei gare. Fabio Pisacane ha spesso modi bruschi, sa dove può arrivare di suo, conosce il gruppo. Da qui si spiega “lo scempio” come commento al disastro contro la squadra di Juric. E si intuisce anche quel che si cela dietro “abbiamo limitato i danni” del dopo Bologna. Il tecnico ha una squadra giovane, e va bene. Ma deve anche risolvere problemi insoluti, nascosti sino all’1-1 con la Juve da quella miscela composita che ha accompagnato la squadra in avvio di campionato. Ma non di stagione: l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Verona, in B, e il turno precedente con l’Arezzo, sempre in B, per non parlare dei trofei con Nizza e Rayo Vallecano, comprimarie in Ligue1 e nella Liga, vinti dal dischetto e senza brillare. Insomma, l’allenatore campano sa di avere tra le mani una rosa con modeste qualità tecniche che va continuamente alimentata e guidata. Testa, da Monza alla Domus con il Bologna e a seguire, e mentalità da rinforzare. Ma anche idee di gioco. Sono stati meritati sino alla Juve gli applausi per le verticalizzazioni e i movimenti senza palla, l’imprevedibilità di Maldini, il jolly Adopo buono nelle due fasi, l’imprendibile Mendy e il ritrovato Winks, dopo l’annata flop con la Samp e la retrocessione con il Leicester. Quindi, luce su superman Romano. Stordito dalla forsennata e insensata beatificazione sostenuta dal club, attento a esaltare il debutto con l’Italia, la supposta corsa all’acquisto di Chelsea, Inter e Juve, estasiate dal nuovo mancino definito forte come Kros, Busquets e Lobotka. La difesa? Ne parliamo più avanti.

Fabio Pisacane seduto al tavolo della conferenza stampa.
Fabio Pisacane, alla seconda sconfitta di fila

I dilemmi attacco-difesa. Caricare sulle spalle di Mendy la prolificità di una formazione di serie A, non è assurdo, è deleterio. Pensare che Maldini firmi il tabellino una gara dopo l’altra è altrettanto surreale. Il Cagliari, quando le trombe di corte squillavano sulla miglior difesa, nascondeva un vulnus delicato se si vuol mantenere la categoria: in sei partite il terzo peggior attacco del campionato con sei gol. Ed è questo il dilemma principale, allo stato irrisolvibile, per Fabio Pisacane. I tifosi mugugnano. E segnalano la prolificità di Belotti in B con la casacca del Modena. Il Gallo - prima preso, in zona lancio abbonamenti 2026/27, poi scartato per problemi fisici! - sta marciando come ai tempi del Torino: “Lui con una gamba vale Nzola e Kevin Carlos assieme”. La battuta può suonare ingenerosa ma non va tanto lontana dai fatti. L’attacco, dunque. Con a seguire il rebus Mina-Deiola. Ci sarebbe anche Fazzini che non vede più campo. Ma il tema difensivo va oltre un lecito avvicendamento. Il gol dell’1-0 del Bologna lo firma Casale di testa, al quarto corner di fila per la squadra di Palladino. Il difensore colpisce indisturbato nell’area piccola. Con il senno di poi, la prestanza e la lettura delle palle alte, il colombiano sarebbe stato utile. Ma gli episodi non danno l’intero quadro: Deiola in mediana spezza l’equilibrio che lega Winks-Romano-Adopo-Maldini. Dietro, da libero, è più efficiente, spazza e colpisce. Mentre Mina, con Rodriguez, va più sulla palla che sull’uomo, come si è visto a Monza. Al contempo, il sangavinese ha una forte leadership ed è tutelato dal club. Comunque la si veda, con il Bologna il colombiano non ha visto il campo. Per stare alla difesa, nel ko casalingo, con i piedi, è parso più impreciso del solito Caprile: premesso che merita un monumento a vita!, la serenità di Elia va ricomposta in fretta. Anche perché adesso c’è la Roma all’Olimpico, seconda delle tre partite in otto giorni. E dopo, sempre nella capitale, Obert e soci affrontano la Lazio. A completare la giostra, il Frosinone in casa e quindi gita sul lago di Como. Sì, c’è poco da gioire.