Cagliari 1980/81: sesto posto indelebile
A Quartu, per il Museo rossoblù e i festeggiamenti per Sant’Elena, Simone Gallus ha chiamato Brugnera, Marchetti, Bellini, Quagliozzi, Gattelli, Canestrari, Selvaggi e Piras. Ricordi, curiosità, passione e vittorie
di Mario Frongia · Pubblicato il · Quartu

I carri che sfilano per il centro, le preghiere per Sant’Elena, il ricordo indelebile di un Cagliari che 45 anni fa è giunto sesto in serie A. L’idea di Simone Gallus, con il patrocinio del comune di Quartu (“Siamo fieri di potervi ospitare, lo sport è cultura e sviluppo” ha detto l’assessora Rossana Perra a nome della giunta Milia), ha colto nel segno. Al Convento dei Cappuccini i protagonisti di quella cavalcata, con in panca Mario Tiddia, hanno mostrato affiatamento e un filo di emozione. Tra gli scarpini e la statua di Gigi Riva, realizzata da Daniele Pinna, le maglie di Maradona, Virdis, Francescoli e Cudicini, il trofeo della serata lo solleva Mario Brugnera, capitano dei rossoblù del 1980/81. “Lo scudetto? Alla Juve, ma non ci hanno battuto: 1-1 a Torino e in casa. C’erano Scirea, che segnò, Tardelli, Brady, Bettega, Cabrini. E se contro la Fiorentina l’arbitro non avesse prolungato di dieci minuti la partita, cosa assurda a quei tempi, avremmo vinto e saremmo arrivati quarti. Ovvero, in Europa”. La mezzala posa con la “sua” 10. Simone Gallus, curatore del Museo rossoblù e memoria storica arricchita da video e foto inedite, gli ha affiancato alcuni compagni di quella stagione da favola. “Ci sono Marchetti, che poi andò all’Udinese di Zico, Canestrari, preso dal Bari di Matarrese, e Selvaggi, campione del mondo in Spagna. E - dice Brugnera - ci sono Piras, Bellini, Quagliozzi e Gattelli. La nostra forza? Il gruppo. Eravamo e siamo rimasti amici”. Un calcio diverso. In bianco e nero, con le emozioni a colori. “Venivo dalla Juve, in avvio non fu facile. Poi, Cagliari e i sardi mi hanno conquistato: ogni anno arrivo in vacanza. Un ricordo? Segnai non so come di testa su cross di Longobucco contro l’Avellino, tra Di Somma e Piotti”. Risate. “Il capitano era Mario, io tenevo i rapporti con la società per i premi. Eravamo davvero un bel gruppo” aggiunge Gigi Piras, bomber senza tempo. “Gigi mi hai rubato un gol! La palla stava entrando, era sulla linea e l’hai toccata solo per poter dire che avevi segnato!” racconta Roberto Quagliozzi. Altre risate. Piras ribatte: “Ti dicevo, tu tira sempre, il portiere la respinge, io la butto dentro”! L’atmosfera è quella giusta. Franco Spadino Selvaggi, con 8 reti capocannoniere del Cagliari, ringrazia: “Se sono andato ai Mondiali lo devo a questi ragazzi. In attacco, ci completavamo: io rapido, Gigi opportunista, Virdis bravo di testa e nel prendere gli spazi”.

Da Mazzola agli stranieri. Con un minuto di raccoglimento per la scomparsa di Mazzola, c’è il pensiero di Brugnera: “Con Sandro, grazie a Domenghini e Poli siamo diventati amici con tante battute di caccia assieme. Era fortissimo in campo ma, soprattutto, era una grande persona”. La mezzala ripassa dal sesto posto del 1981: “Avevo 36 anni, giocavo da libero. E impostavo. Per i tifosi sardi ero il Beckembauer rossoblù. Sì, non ho mai spazzato una palla e mi sono divertito tanto”. Per Pino Bellini e Roberto Canestrari “quel Cagliari giocava con facilità. Tiddia preparava bene le partite e noi abbiamo capito che potevamo levarci tante soddisfazioni”. Mentre Lele Gattelli e Roberto Quagliozzi si sfottono (“Ma cosa ti hanno invitato a fare” la frase reciproca), Gigi Piras ricorda i deceduti Baldizzone e Longobucco. “La storia siamo noi”, canta Francesco De Gregori. La storia di quel Cagliari è profonda, ricca di intesa e complicità. “Era la prima serie A con uno straniero per squadra. Arrivarono Prohaska, Falcao, Krol. Tra le piccole l’Avellino prese Juary. Noi eravamo tutti italiani, un record” sottolineano Marchetti e Brugnera. Battezzato il Piccolo Di Stefano dai tifosi della Fiorentina, nel 1970 viene ceduto al Cagliari: quel volpone di Andrea Arrica manda Rizzo a Firenze. All’Amsicora approdano la mezzala e Albertosi. “È stata la fortuna mia e di Ricky. Abbiamo vinto uno scudetto impossibile e ne avremmo vinto anche un altro e saremmo andati avanti in Coppa dei Campioni, se in Nazionale contro l’Austria non avessero fratturato Gigi” chiude il capitano.

“Cosa rimane degli anni Ottanta?”. Il Cagliari attuale sigla a Udine - che regala la rete dell’1-0, Maldini - la quarta vittoria in cinque gare ed eguaglia l’avvio del campionato del tricolore, i veterani commentano con ottimismo: “Troppo presto per analisi e tabelle, ma il lavoro di Pisacane si vede. Si muovono bene, verticalizzano e un signor Caprile fa la differenza. I tifosi possono sognare ma è meglio tenere i piedi per terra!” dicono in coro Brugnera, Marchetti, Piras, Gattelli, Brugnera, Bellini, Selvaggi e Canestrari. Insomma, il passato per guardare con fiducia al presente. Con Simone Gallus particolarmente soddisfatto: “Non è stato semplice averli, ma ne è valsa la pena”.
