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Cagliari 1980/81: sesto posto indelebile

A Quartu, per il Museo rossoblù e i festeggiamenti per Sant’Elena, Simone Gallus ha chiamato Brugnera, Marchetti, Bellini, Quagliozzi, Gattelli, Canestrari, Selvaggi e Piras. Ricordi, curiosità, passione e vittorie

di Mario Frongia · Pubblicato il · Quartu

Cagliari 1980/81: sesto posto indelebile
La premiazione del gruppo: da sinistra, Roberto Quagliozzi, Alberto Marchetti, Franco Selvaggi, Simone Gallus, Gigi Piras, Mario Brugnera, Roberto Canestrari e Pino Bellini

I carri che sfilano per il centro, le preghiere per Sant’Elena, il ricordo indelebile di un Cagliari che 45 anni fa è giunto sesto in serie A. L’idea di Simone Gallus, con il patrocinio del comune di Quartu (“Siamo fieri di potervi ospitare, lo sport è cultura e sviluppo” ha detto l’assessora Rossana Perra a nome della giunta Milia), ha colto nel segno. Al Convento dei Cappuccini i protagonisti di quella cavalcata, con in panca Mario Tiddia, hanno mostrato affiatamento e un filo di emozione. Tra gli scarpini e la statua di Gigi Riva, realizzata da Daniele Pinna, le maglie di Maradona, Virdis, Francescoli e Cudicini, il trofeo della serata lo solleva Mario Brugnera, capitano dei rossoblù del 1980/81. “Lo scudetto? Alla Juve, ma non ci hanno battuto: 1-1 a Torino e in casa. C’erano Scirea, che segnò, Tardelli, Brady, Bettega, Cabrini. E se contro la Fiorentina l’arbitro non avesse prolungato di dieci minuti la partita, cosa assurda a quei tempi, avremmo vinto e saremmo arrivati quarti. Ovvero, in Europa”. La mezzala posa con la “sua” 10. Simone Gallus, curatore del Museo rossoblù e memoria storica arricchita da video e foto inedite, gli ha affiancato alcuni compagni di quella stagione da favola. “Ci sono Marchetti, che poi andò all’Udinese di Zico, Canestrari, preso dal Bari di Matarrese, e Selvaggi, campione del mondo in Spagna. E - dice Brugnera - ci sono Piras, Bellini, Quagliozzi e Gattelli. La nostra forza? Il gruppo. Eravamo e siamo rimasti amici”. Un calcio diverso. In bianco e nero, con le emozioni a colori. “Venivo dalla Juve, in avvio non fu facile. Poi, Cagliari e i sardi mi hanno conquistato: ogni anno arrivo in vacanza. Un ricordo? Segnai non so come di testa su cross di Longobucco contro l’Avellino, tra Di Somma e Piotti”. Risate. “Il capitano era Mario, io tenevo i rapporti con la società per i premi. Eravamo davvero un bel gruppo” aggiunge Gigi Piras, bomber senza tempo. “Gigi mi hai rubato un gol! La palla stava entrando, era sulla linea e l’hai toccata solo per poter dire che avevi segnato!” racconta Roberto Quagliozzi. Altre risate. Piras ribatte: “Ti dicevo, tu tira sempre, il portiere la respinge, io la butto dentro”! L’atmosfera è quella giusta. Franco Spadino Selvaggi, con 8 reti capocannoniere del Cagliari, ringrazia: “Se sono andato ai Mondiali lo devo a questi ragazzi. In attacco, ci completavamo: io rapido, Gigi opportunista, Virdis bravo di testa e nel prendere gli spazi”.

Mario Brugnera in piedi nella sala dell’incontro
Mario Brugnera

Da Mazzola agli stranieri. Con un minuto di raccoglimento per la scomparsa di Mazzola, c’è il pensiero di Brugnera: “Con Sandro, grazie a Domenghini e Poli siamo diventati amici con tante battute di caccia assieme. Era fortissimo in campo ma, soprattutto, era una grande persona”. La mezzala ripassa dal sesto posto del 1981: “Avevo 36 anni, giocavo da libero. E impostavo. Per i tifosi sardi ero il Beckembauer rossoblù. Sì, non ho mai spazzato una palla e mi sono divertito tanto”. Per Pino Bellini e Roberto Canestrari “quel Cagliari giocava con facilità. Tiddia preparava bene le partite e noi abbiamo capito che potevamo levarci tante soddisfazioni”. Mentre Lele Gattelli e Roberto Quagliozzi si sfottono (“Ma cosa ti hanno invitato a fare” la frase reciproca), Gigi Piras ricorda i deceduti Baldizzone e Longobucco. “La storia siamo noi”, canta Francesco De Gregori. La storia di quel Cagliari è profonda, ricca di intesa e complicità. “Era la prima serie A con uno straniero per squadra. Arrivarono Prohaska, Falcao, Krol. Tra le piccole l’Avellino prese Juary. Noi eravamo tutti italiani, un record” sottolineano Marchetti e Brugnera. Battezzato il Piccolo Di Stefano dai tifosi della Fiorentina, nel 1970 viene ceduto al Cagliari: quel volpone di Andrea Arrica manda Rizzo a Firenze. All’Amsicora approdano la mezzala e Albertosi. “È stata la fortuna mia e di Ricky. Abbiamo vinto uno scudetto impossibile e ne avremmo vinto anche un altro e saremmo andati avanti in Coppa dei Campioni, se in Nazionale contro l’Austria non avessero fratturato Gigi” chiude il capitano.

I partecipanti seduti nelle prime file della sala
In prima fila, da sinistra: Canestrari, Quagliozzi, Piras e Gatteli. Dietro, semi nascosto, Selvaggi, Marchetti e Brugnera

“Cosa rimane degli anni Ottanta?”. Il Cagliari attuale sigla a Udine - che regala la rete dell’1-0, Maldini - la quarta vittoria in cinque gare ed eguaglia l’avvio del campionato del tricolore, i veterani commentano con ottimismo: “Troppo presto per analisi e tabelle, ma il lavoro di Pisacane si vede. Si muovono bene, verticalizzano e un signor Caprile fa la differenza. I tifosi possono sognare ma è meglio tenere i piedi per terra!” dicono in coro Brugnera, Marchetti, Piras, Gattelli, Brugnera, Bellini, Selvaggi e Canestrari. Insomma, il passato per guardare con fiducia al presente. Con Simone Gallus particolarmente soddisfatto: “Non è stato semplice averli, ma ne è valsa la pena”.