Architettura e patrimonio rurale, tra tutela e valorizzazione
La Sardegna e un restyling che guarda lontano. Prezioso accordo, coordinato dalla direzione generale dell’assessorato ai beni culturali, tra Regione e Fai con i finanziamenti del Pnrr
di Mario Frongia · Pubblicato il

Un percorso che sa di buono: la Regione ha finanziato 194 progetti di recupero, per un totale di 455 beni. L’operazione ha incrociato 124 comuni e oltre venti differenti tipologie di beni privati o ecclesiastici. Il tutto, nell'ambito del Pnrr (Missione 1, Investimento 2.2). A dirla tutta, un bel colpo quello siglato dalla direzione generale dell’assessorato regionale dei Beni culturali, pubblica istruzione, informazione e sport. Con il protocollo siglato da Regione e presidenza Fai Sardegna, si guarda lontano: l'intesa è quinquennale e nasce per promuovere e diffondere la conoscenza del patrimonio architettonico e paesaggistico rurale dell'isola. Con il Servizio valorizzazione del patrimonio culturale, la Regione interviene in luoghi ritenuti simboli identitari come la Basilica di Saccargia, complessi di ospitalità religiosa (cumbessias e muristenes). Ma l’intervento riguarda anche stazzi galluresi, medaus, furriadroxius, cuiles, mulini, muretti a secco e beni custoditi, come ex voto e dipinti murali. Sì, è un’operazione che - per i luoghi, i residenti, il territorio e l’identitarietà, la storia e le tradizioni - è davvero preziosa.
Una Sardegna che possiede tanto. Il protocollo Regione-Fai ha preso la mira per bene. Per dire, tra i beni oggetto d’intervento ci sono Casa Asproni, nel Villaggio minerario di Seddas Moddizzis a Iglesias, la Chiesa campestre di Nostra Signora di Valverde a Nuoro, il Mulino Puggioni di Paulilatino e i Mulini Tirizzas di Samugheo. E ancora. Godranno di particolari attenzioni anche gli Stazzi Baldu a Luogosanto e la Villa Tola Mannu a Ozieri. Il progetto “Architettura rurale” mette in rete gli interventi realizzati ed è consultabile sull’apposita sezione del portale Sardegna cultura. Un bel messaggio e passaggio inclusivo anche per progetti quali Sardinia I love you e I sardi nel mondo.

Le radici della collettività. “L’accordo è un passo fondamentale per restituire alla collettività le radici più profonde della nostra identità culturale e paesaggistica. Grazie alle risorse del Pnrr abbiamo finanziato una rete capillare di architettura rurale e luoghi di spiritualità che raccontano la storia e il lavoro delle nostre comunità” le parole dell’assessora Ilaria Portas. “La sinergia con il Fai Sardegna ci permetterà di accompagnare il recupero materiale dei beni con una straordinaria azione di promozione, narrazione e apertura al pubblico, trasformando questi interventi in un motore concreto di sviluppo culturale, sociale ed economico per i territori dell'isola. Con questo protocollo - ha aggiunto Ilaria Portas - garantiamo non solo la conservazione, ma soprattutto la reale fruizione pubblica di un patrimonio rurale unico. Restituiamo ai sardi e ai visitatori luoghi simbolo della nostra memoria collettiva, creando nuove opportunità di crescita sostenibile per i nostri centri e le zone interne”. Monica Scanu, presidente Fai-Sardegna, si dice “felice e onorata dell’accordo siglato con la direzione generale dell’assessorato. Si tratta di una collaborazione virtuosa in cui da una parte la Regione ha finanziato il recupero di manufatti di architettura rurale privati o ecclesiastici diffusi nel territorio, che noi con la rete di delegazioni e gruppi, contribuiremo a promuovere raccontandole con le sue iniziative specifiche ai cittadini e ai turisti, dando un contributo prezioso alla valorizzazione di questi interventi, come nella sua mission”.

Collaborazione sinergica e accesso al pubblico. Insomma, un contesto teso a valorizzare e divulgare i risultati degli interventi e rendere questi luoghi accessibili al pubblico. In cui si inserisce la collaborazione con il Fondo per l’ambiente italiano Ets. Attraverso la sua rete territoriale rappresentata “dalla presidenza regionale Fai-Sardegna e dalle delegazioni e gruppi di volontari, e in linea con i propri fini di promozione del patrimonio culturale, potrà organizzare iniziative di educazione al paesaggio, aperture al pubblico e valorizzazione straordinaria di alcuni dei beni oggetto d’intervento, inserendoli nei propri eventi locali o nazionali”. Ad esempio, potrebbero essere un’ottima piattaforma divulgativa le Giornate Fai, ove ci siano le caratteristiche idonee. I beni finanziati sono soggetti all'obbligo di garantire la pubblica fruizione per almeno cinque anni dalla fine dell’intervento. Dall’accordo, che vede “la sinergica collaborazione tra la Regione e Fai-Sardegna, si pongono le basi per un potenziamento della conoscenza e fruizione pubblica del patrimonio architettonico e - precisa una nota - paesaggistico rurale sardo, in cui entrambi gli attori mettono in campo le proprie forze per contribuire attivamente allo sviluppo sociale, culturale, ambientale ed economico delle comunità presenti sul territorio sardo”.
Le foto - che mantengono le didascalie d'origine - sono puramente indicative del patrimonio sardo e sono tratte dal sito dell'assessorato regionale ai Beni culturali
