Gesico, l’attimo perfetto tra cultura,
sapori e tradizione
Gesico, l’attimo perfetto tra cultura,
sapori e tradizione
Data pubblicazione: 12/10/2025
Gesico, l’attimo perfetto tra cultura, sapori e tradizione
Data pubblicazione: 12/10/2025
La sagra della lumaca, sfida culinaria che racconta luoghi, territorio, enogastronomia. “Da questi eventi passa anche la crescita e lo sviluppo socioeconomico della nostra comunità” dice Terenzio Schirru. La blusa nera, con i rilievi in oro. Il volto smarrito, quasi sorpreso da applausi e flash. Pino Cau, una vita da chef. Consacrata da un premio che sa di storia, religione, enogastronomia.
A Gesico hanno fatto le cose per bene. Ma questa non è una notizia. E se il super cuoco de Su Cumbidu, tappa per buongustai nel quartiere Marina a Cagliari, porta a casa la targa che lo premia per aver cucinato le migliori lumache della convention, Luigi Dedoni, titolare del ristorante, si concede un mezzo sorriso compiaciuto. Ecco, i dettagli della trentunesima sagra della lumaca sono anche questi. Un luogo, il Centro servizi S’Ulivariu, un percorso religioso, un confronto tra ristoratori, titolari di trattorie e agriturismi, quasi quattrocento partecipanti.
A incorniciare il tutto, in una serata che ha incrociato emozioni, fede e conoscenza, saperi e sapori, amicizia e tradizioni, condivisione e gusto, Terenzio Schirru. Sindaco, avvocato e comandante in capo di un evento che piazza da sempre Gesico in cima al concetto del fare bene e nel rispetto delle logiche rurali e non solo. “Sono certo che da questi eventi passi anche la crescita e lo sviluppo socioeconomico della nostra comunità” spiega soddisfatto il primo cittadino. Dunque, non solo cucina, pentole e scolature al dente, caraffe di cannonau color inchiostro. Settecento anime laboriose, con un orgoglio sommesso, distinto e senza sbavature, tipico di chi conosce e rispetta le stagioni e quel che dice la terra.
Gente seria. Assieme, di sabato sera, sorridenti, con tanti adolescenti e anche qualche passeggino, a celebrare un rito. Perché nelle luci e nelle musiche di S’Ulivariu, area congressuale funzionale e ipertecnologica, si è consumato un attimo particolare. Grazie a una macchina operativa tra maitre, camerieri e addetti ai tavoli e alla cucina, che ha lasciato basiti: rapidi, professionali, fieri di contribuire alla perfetta riuscita dell’evento. In breve, la perfetta assonanza tra cultura, ospitalità e cibo. Messa così, pare facile. Ma in una Sardegna straricca di occasioni e luoghi che meriterebbero approfondimenti e visibilità, a Gesico il dna è questo: forte, fiero e avvicinante. Una postura che resiste alle intemperie del tempo, alla memoria labile, ai luoghi comuni. Imbastire una scaletta, battezzare due o tre eventi nell’evento, chiamare cronisti e addetti ai lavori, non è sempre garanzia di successo.
Anzi, spesso si replica in maniera sgangherata ad abitudini e scorciatoie. A S’Ulivariu l'asticella è bella alta. Tessitura, contenuti e trama sono andate ben oltre. Il regno delle lumache. Dalla commistione con i funghi porcini alla spruzzata di zafferano. Passando per gli ingredienti indispensabili dalla notte dei tempi: fregola, aglio, alloro, sugo vellutato che racconta di nonne capaci di ammaestrare pomodori, sale, sole e perizia.
La sagra della lumaca ha visto in gara sei piccoli grandi sacerdoti del gusto. Figli del territorio, di usanze che non conoscono fretta e improvvisazione. Poche storie, il taglierino con scaglie di formaggio, coppa, salsiccia e prosciutto, seguito da malloreddus sugo e pecorino hanno detto la loro. Apprezzati intermezzi. Per il resto, lo spartito non ha ammesso dissertazioni: lumache e ancora lumache. Da cucinare, presentare e valutare per impiattamento, gusto, tradizione e innovazione, equilibrio degli ingredienti. “Queste, con pane grattugiato e prezzemolo, sono proprio come le ho sempre mangiate a casa. Fenomenali!” ha commentato Terenzio Schirru tra un abbraccio, un’intervista e un suggerimento ai tanti concittadini orgogliosi di esserci. La giornata, pietra miliare della gastronomia isolana, è stata intensa: presentazione di libri, laboratori tra scienza e miniera, dibattiti, farse teatrali, mostre, degustazioni di vini, folclore, balletti e tanto altro. Inclusa anche una fantastica corsa delle lumache. E siamo alla kermesse culinaria. La giuria della “Lumaca d’oro”, guidata da Raimondo Mandis, ha apprezzato gli abbinamenti di Andrea&Marta (Guasila), Giuseppe Aresu (Pimentel), Matteo Sechi (pro loco Gesico), Andrea Carta e Mara Dessì (La perla, Villanovaforru) e Silvio Boi (Las Vegas, Siurgus Donigala). Interpreti attenti e curiosi ma mai troppo distanti dalle indicazioni e dai sapori delle ricette tipiche. A dettare i tempi lo chef Pierpaolo Argiolu, abile nel dialogare anche con una irresistibile signora Littera, interpretata al meglio dal cabarettista Marco Camboni. Insomma, una serata speciale. Arricchita anche da un nutrito gruppo di sindaci del territorio. Da Ivan Piras (Dolianova) a Emidio Contini (Ussana), Paola Casula (Guasila), Fausto Piga (Barrali), Alessandro Pireddu (Senorbì), Massimiliano Garau (Suelli), Umberto Oppus (Mandas), Antonello Perra (Siurgus Donigala) e Damiano Aresu (Pimentel) . E da lassù, anche Sant’Amatore, vescovo e martire, sarà rimasto soddisfatto.
La sagra della lumaca, sfida culinaria che racconta luoghi, territorio, enogastronomia. “Da questi eventi passa anche la crescita e lo sviluppo socioeconomico della nostra comunità” dice Terenzio Schirru. La blusa nera, con i rilievi in oro. Il volto smarrito, quasi sorpreso da applausi e flash. Pino Cau, una vita da chef. Consacrata da un premio che sa di storia, religione, enogastronomia.
A Gesico hanno fatto le cose per bene. Ma questa non è una notizia. E se il super cuoco de Su Cumbidu, tappa per buongustai nel quartiere Marina a Cagliari, porta a casa la targa che lo premia per aver cucinato le migliori lumache della convention, Luigi Dedoni, titolare del ristorante, si concede un mezzo sorriso compiaciuto. Ecco, i dettagli della trentunesima sagra della lumaca sono anche questi. Un luogo, il Centro servizi S’Ulivariu, un percorso religioso, un confronto tra ristoratori, titolari di trattorie e agriturismi, quasi quattrocento partecipanti.
A incorniciare il tutto, in una serata che ha incrociato emozioni, fede e conoscenza, saperi e sapori, amicizia e tradizioni, condivisione e gusto, Terenzio Schirru. Sindaco, avvocato e comandante in capo di un evento che piazza da sempre Gesico in cima al concetto del fare bene e nel rispetto delle logiche rurali e non solo. “Sono certo che da questi eventi passi anche la crescita e lo sviluppo socioeconomico della nostra comunità” spiega soddisfatto il primo cittadino. Dunque, non solo cucina, pentole e scolature al dente, caraffe di cannonau color inchiostro. Settecento anime laboriose, con un orgoglio sommesso, distinto e senza sbavature, tipico di chi conosce e rispetta le stagioni e quel che dice la terra.
Gente seria. Assieme, di sabato sera, sorridenti, con tanti adolescenti e anche qualche passeggino, a celebrare un rito. Perché nelle luci e nelle musiche di S’Ulivariu, area congressuale funzionale e ipertecnologica, si è consumato un attimo particolare. Grazie a una macchina operativa tra maitre, camerieri e addetti ai tavoli e alla cucina, che ha lasciato basiti: rapidi, professionali, fieri di contribuire alla perfetta riuscita dell’evento. In breve, la perfetta assonanza tra cultura, ospitalità e cibo. Messa così, pare facile. Ma in una Sardegna straricca di occasioni e luoghi che meriterebbero approfondimenti e visibilità, a Gesico il dna è questo: forte, fiero e avvicinante. Una postura che resiste alle intemperie del tempo, alla memoria labile, ai luoghi comuni. Imbastire una scaletta, battezzare due o tre eventi nell’evento, chiamare cronisti e addetti ai lavori, non è sempre garanzia di successo.
Anzi, spesso si replica in maniera sgangherata ad abitudini e scorciatoie. A S’Ulivariu l'asticella è bella alta. Tessitura, contenuti e trama sono andate ben oltre. Il regno delle lumache. Dalla commistione con i funghi porcini alla spruzzata di zafferano. Passando per gli ingredienti indispensabili dalla notte dei tempi: fregola, aglio, alloro, sugo vellutato che racconta di nonne capaci di ammaestrare pomodori, sale, sole e perizia.
La sagra della lumaca ha visto in gara sei piccoli grandi sacerdoti del gusto. Figli del territorio, di usanze che non conoscono fretta e improvvisazione. Poche storie, il taglierino con scaglie di formaggio, coppa, salsiccia e prosciutto, seguito da malloreddus sugo e pecorino hanno detto la loro. Apprezzati intermezzi. Per il resto, lo spartito non ha ammesso dissertazioni: lumache e ancora lumache. Da cucinare, presentare e valutare per impiattamento, gusto, tradizione e innovazione, equilibrio degli ingredienti. “Queste, con pane grattugiato e prezzemolo, sono proprio come le ho sempre mangiate a casa. Fenomenali!” ha commentato Terenzio Schirru tra un abbraccio, un’intervista e un suggerimento ai tanti concittadini orgogliosi di esserci. La giornata, pietra miliare della gastronomia isolana, è stata intensa: presentazione di libri, laboratori tra scienza e miniera, dibattiti, farse teatrali, mostre, degustazioni di vini, folclore, balletti e tanto altro. Inclusa anche una fantastica corsa delle lumache. E siamo alla kermesse culinaria. La giuria della “Lumaca d’oro”, guidata da Raimondo Mandis, ha apprezzato gli abbinamenti di Andrea&Marta (Guasila), Giuseppe Aresu (Pimentel), Matteo Sechi (pro loco Gesico), Andrea Carta e Mara Dessì (La perla, Villanovaforru) e Silvio Boi (Las Vegas, Siurgus Donigala). Interpreti attenti e curiosi ma mai troppo distanti dalle indicazioni e dai sapori delle ricette tipiche. A dettare i tempi lo chef Pierpaolo Argiolu, abile nel dialogare anche con una irresistibile signora Littera, interpretata al meglio dal cabarettista Marco Camboni. Insomma, una serata speciale. Arricchita anche da un nutrito gruppo di sindaci del territorio. Da Ivan Piras (Dolianova) a Emidio Contini (Ussana), Paola Casula (Guasila), Fausto Piga (Barrali), Alessandro Pireddu (Senorbì), Massimiliano Garau (Suelli), Umberto Oppus (Mandas), Antonello Perra (Siurgus Donigala) e Damiano Aresu (Pimentel) . E da lassù, anche Sant’Amatore, vescovo e martire, sarà rimasto soddisfatto.